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La mia dipendenza dalle sue “labbra”

Sono un rispettabile professore di scienze e amo il mio lavoro. Da quando mi sono laureato e ho cominciato la mia carriera, ho sempre dato il massimo per prendermi cura dei miei studenti, preparandoli al mondo. Da qualche anno, tuttavia, ho iniziato ad insegnare in un istituto femminile. È raro che un professore maschio venga assegnato ad un liceo di sole donne, ma l’istruzione in Italia è così e tocca adattarsi a ciò che si trova.

Anche se all’inizio ho faticato a trovare una linea d’intesa con le mie allieve, alla fine sono riuscito a capire come rendere le mie lezioni interessanti e ora mi trovo particolarmente a mio agio in loro compagnia. Sono tutte brave, educate (come possono esserlo delle adolescenti naturalmente), e mi hanno aiutato ad apprezzare ancora di più il mio lavoro.

E poi c’è lei…Silvia (è un nome fittizio naturalmente). Il mio rapporto con questa giovane alunna è stato un po’ burrascoso. Ha una personalità molto forte, lo si intuisce subito da come parla e si pone, ma è anche piuttosto solitaria e difficilmente la vedo chiacchierare con le compagne. È come se vivesse in una realtà tutta sua, diciamo così.

Ho sempre cercato di mantenere una certa professionalità e non ho mai visto le mie studentesse come donne, ma come menti da formare. Ma lei…con quei capelli corvini, gli occhi castani con sfumature di rosso e quella splendida pelle da diciannovenne che sembra di puro alabastro, mi ha stregato.

Era diventata talmente tanto un’ossessione nella mia testa che non facevo altro che cercare modi per stare solo con lei. A volte le mettevo voti bassi solo per farla venire ai corsi di recupero pomeridiani e rimanerle vicino. Lo so non avrei dovuto ma c’era qualcosa di strano nel modo in cui mi guardava, mentre fingeva di chiacchierare con le altre. Sapevo in cuor mio che non le importava un beneamato cazzo di ciò che le sue coetanee dicevano, i suoi sguardi fugaci erano rivolti solo a me.

Un giorno ho quindi deciso di agire. Mentre le davo ripetizioni di biologia mi sono messo dietro la sua sedia con le mani appoggiate sulle sue spalle. Le ho chiesto di leggere un capitolo per me e nel mentre le sfioravo le spalle e il collo con le dita. Lei stava al gioco, si comportava da alunna modello, fino a quando non ho deciso di toccarle il seno. Era piccolo, ma sodo e morbido e mi faceva impazzire.

A quel punto si è bloccata, ha alzato quello splendido visino verso di me e l’ho vista mordersi le labbra. Si è tirata su scostandomi le mani con fare brusco, è andata verso la porta della classe e l’ha chiusa a chiave.

Credevo fosse arrabbiata, ma quando si è avvicinata e mi ha chiesto di inginocchiarmi di fronte a lei con quella voce suadente, non ho potuto fare altro che obbedirle.
Quel giorno indossava una gonna a ruota e un maglioncino aderente che metteva in risalto anche le sue forme appena accennate. Era uno spettacolo per gli occhi. Insomma, si alza la gonna e dice una sola parola: “leccami”. Io stentavo a credere alle mie orecchie e già scoppiavo dall’eccitazione. Le ho scostato le mutandine e ho cominciato a leccarla con tutta l’avidità di cui disponevo.

Da quel momento in poi, ogni volta che siamo soli al pomeriggio lei mi fa distendere a terra, si siede sulla mia faccia e struscia la sua giovane e profumata fighetta sulle mie labbra. Pretende che la faccia godere così, sempre, e a me va bene…Non abbiamo mai consumato alcun tipo di rapporto fisico completo, lei non ha mai sfiorato me, vuole solo che sia la sua sedia, desidera godere con la mia lingua e solo con quella. Io ormai vivo per quelle labbra profumate, le bramo come una droga e non resisto più senza. Amo Silvia e la lascerò sedere su di me ogni volta che lo desidera.

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